Riesco sempre ad essere quella meravigliosa persona che credo di essere? Riesco sempre a realizzare esattamente ciò che desidero? Sempre, è davvero difficile…
Perché non ci riesco? Penso di essere incapace? Credo di essere pigro? Non ho ambizioni? Non voglio crescere? Non mi importa di migliorare? Mi manca qualcosa? Credo di non potercela fare?
Ogni volta che produco un pensiero negativo, creo un limite nella mia mente, l’immagine che ho di me peggiora, le mie energie si riducono drasticamente e quindi tutti i miei progetti vengono ridimensionati, mi vedo sempre più piccolo/a rispetto alle difficoltà che dovrei affrontare.
Risultato: tendo a rinunciare, smetto di realizzare la mia vita, mi deprimo, mi abbandono alla frustrazione e mi convinco che in fondo non è colpa mia, cosa posso farci? Scommetto che succede anche a te, non è vero?
Questo processo mentale è simile alla ruota del criceto: corri corri ma sei sempre lì!
Ma posso davvero fare qualcosa per cambiare lo stato delle cose? Posso davvero vivere una vita diversa? Naturalmente si! “Ma solo se tu lo vuoi”
Puoi riappropriarti della tua vita, comprendere che la gabbia l’hai costruita tu, i tuoi limiti li hai decisi tu e solo tu ci credi…
È necessario interrompere questo schema con un atteggiamento critico/costruttivo: quali elementi mi permettono di comprendere le esperienze vissute? Dove posso aver sbagliato? Cosa cambierei nel mio comportamento? Cosa mi manca per realizzare la mia vita ideale?
Invertire un processo mentale negativo e deprimente che mi porto appresso da anni può sembrare difficile, in realtà basta cominciare a farsi le domande giuste: “cosa posso fare per migliorare la mia vita?” e provare a fare tutto quello che ti viene in mente, prima spara...poi prenderai la mira! è così che si ottengono grandi risultati.
E, magicamente, la creatività entra in azione con potenza, avete liberato “la belva” che è in voi. Il cuore e la mente cominciano a fornirvi nuove idee, risposte utili, positive e costruttive che vi consentiranno miglioramenti sempre più rapidi ed efficaci; senza accorgervene state già realizzando i vostri progetti più ambiziosi.
In realtà il concetto di fallimento non esiste, è un’allucinazione negativa. Ogni risultato che abbiamo ottenuto, ci è utile per imparare e crescere, per selezionare tecniche e metodi che più si addicono al raggiungimento dei nostri obiettivi.
Pensare di aver fallito è solo un errore di valutazione: ho agito in modo poco produttivo, ora affronto il problema con maggior attenzione e studio cosa ho trascurato, cosa devo ancora sapere su questo argomento? In che modo ho disperso le mie risorse?
Ma cosa vuol dire “comunicare efficacemente?”
La comunicazione è strutturata in due forme che agiscono in sinergia:
- comunicazione interna: pensieri ed immagini elaborati nella mia mente
- comunicazione esterna: la mia voce, i miei gesti e ogni movimento volontario e involontario del mio corpo, sia quando ascolto che quando mi esprimo.
La comunicazione è pur sempre un’azione, che rientra nella legge: causa/effetto o azione/reazione. Ogni comunicazione è sempre seguita da una conseguenza. Quindi, ogni mio pensiero produce qualche effetto, che sia buono o dannoso dipende da molti fattori, ma, comunque, dipende da me! Capita spesso a tutti di non ottenere esattamente ciò che ci si aspettava dalle nostre richieste, non diamo sempre la colpa agli altri, quasi sempre abbiamo pensato e comunicato in modo scorretto, non adeguato a ciò che volevamo davvero.
Una corretta comunicazione è molto importante per avere successo in ogni campo, ma soprattutto con se stessi. Se non riesco a capire perché mi comporto in maniera impropria, come mi capiranno gli altri? E’ la mia mente che deve dirigere ogni altra componente, non viceversa. E la mia mente deve andare dove voglio io, non alla deriva…
Spesso, la qualità della nostra vita, non è determinata da fatti concreti che ci impediscono di essere soddisfatti, ma dal modo in cui interpretiamo le nostre esperienze. Sono io che decido come percepire il mondo che mi circonda, e sono io che decido come reagire agli stimoli che ho deciso di percepire.
Ogni episodio mi dice solo quello che sono disposto ad ascoltare, il resto lo vedo ma non ci do peso, sono dettagli che non mi servono per avvalorare la mia tesi. Un preconcetto, una mia regola per giudicare gli eventi, che mi impedisce di percepire la totalità delle informazioni racchiuse in un singolo episodio.
Se il mio giudizio è affrettato, imparerò poco o niente da quanto ho appena vissuto. Se oltretutto, mi concentro solo sugli aspetti problematici e negativi, trasformerò la mia vita in una costante sofferenza.
A questo punto, viene spontaneo pensare che questi processi interpretativi facciano parte del proprio carattere, abbiamo la sensazione di non avere scelta, possiamo comportarci solo così, “è più forte di me!”
Queste sono solo scuse! Non è giustificando i propri limiti attuali che miglioreremo le cose. Non possiamo aspettare tutta la vita che il resto del mondo decida di apparirci come farebbe piacere a noi. Cominciamo a percepire gli aspetti che sono già positivi, cerchiamo di farli crescere, produciamo pensieri ed azioni costruttive e il mondo sarà già diverso: un po’ migliore.
Normalmente si pensa che lo stato d’animo sia involontario ed incontrollabile. Oggi mi sento timido, in questi giorni sono depresso, mi sento inadeguato ad affrontare questa situazione…
Ci si sente legati, ingabbiati da stati d’animo limitanti, e quel che è peggio, si crede di non avere nessuna possibilità di gestire le proprie risorse.
Se ho paura di affrontare determinate situazioni, non è un caso, vuol dire che in queste situazioni mi sono abituato a farmi un idea debole delle mie risorse (comunicazione interna negativa). Quindi mi comporterò in maniera limitata, perché ho già deciso di essere inadeguato e perdente (comunicazione esterna limitata), ottengo frustrazione, critiche e giudizi negativi, quindi vado a rafforzare la mia ipotesi di debolezza e inadeguatezza. Il risultato è qualche giorno di depressione…
La depressione è uno stato d’animo che richiede un certo impegno per produrlo. Non si prende per caso come i funghi in piscina, ci devo lavorare con costanza. Devo interpretare la mia vita con una visione grigia, ingrandire sempre i problemi e rendere deboli i successi; devo assumere una fisiologia particolare: respirazione superficiale, spalle curve, sguardo verso il basso, devo produrre pensieri deboli e parlare con voce triste…
Naturalmente, se a tutto questo aggiungo una cattiva alimentazione, assumo alcool o droga, mi gioco la possibilità di uscirne velocemente. Se oggi sono depresso, è perché “l’ho voluto io,” valutando che fosse il modo migliore di ottenere qualcosa impegnandomi poco: un po’ di attenzione, di comprensione, trovare il modo di evitare di affrontare le cose che non mi piacciono…
Questo, a grandi linee, è il meccanismo che usiamo per produrre ogni stato d’animo. Ogni emozione profonda si sviluppa dopo determinati stimoli sensoriali. Ognuno di noi sceglie una strategia personale, per farsi condizionare dalle percezioni di ciò che gli succede intorno.
Questa strategia, a forza di usarla, diventa un’abitudine, un automatismo inconscio. Sentiamo un certo tono di voce e diventiamo subito facilmente irritabili, pronti a polemizzare nevroticamente. Infatti si tende a litigare sempre con le stesse persone. E diamo facilmente la colpa all’altro: “è lui che non mi capisce!”
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